Le nuove frontiere del rischio online: il ransomware

In Italia i casi – fortunatamente – sono ancora pochi e per lo più hanno colpito ditte e non privati cittadini, ma comincia a diffondersi anche nella Penisola il dramma (e non è un’esagerazione!) del cosiddetto ransomware. Laddove il malware è “semplicemente” un virus che crea disturbo al computer in alcune o tutte le sue operazioni, quest’ultima variazione blocca completamentelocky-ransomware la macchina fino al pagamento di un riscatto, appunto “ransom” in inglese. Il computer diventa allora letteralmente inutilizzabile.

A essere presi di mira sono soprattutto uffici e ditte che hanno urgenza di accedere a dati che invece il ransomware “sigilla”: liste di clienti, ordini, documenti sensibili… L’argomento è così attuale da essere finito anche in una puntata del popolare telefilm “The Good Wife”, con il problema verificatosi – come immaginabile – in uno studio legale.

Come ci si difende dal ransomware? Oltre alle consuete misure preventive che comprendono anche un antivirus sempre aggiornato, se ci si ritrova a essere vittime di questo nuovo sistema che unisce software malevolo a truffa (perché non è detto che il computer venga “liberato” una volta pagato il riscatto) si può fare poco, oltre che avvertire la Polizia Postale. Non tutti i programmi antivirus, infatti, riconoscono un ransomware come tale, e questo potrebbe essere in grado di nuocere anche se spostato nella cartella cosiddetta della quarantena.

Uno strumento sempre efficace è quello di creare backup regolari di quanto contenuto sul proprio computer. Poiché formattare un computer infetto equivale a liberarsi non solo dell’infezione ma anche di tutti i dati, il backup aggiornato è fondamentale per avere danni e disagi ridotti al minimo. E per non perdere nemmeno un documento, neanche il meno significativo, si può optare per salvarne copie su sistemi di archiviazione cloud come Dropbox e magari tenerne delle versioni anche su sistemi di videoscrittura online come il popolare Google Docs.

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